sabato 13 dicembre 2025

Retromarcia UE su diesel e benzina: cosa cambia davvero e perché conta

 


Retromarcia UE su diesel e benzina: cosa cambia davvero e perché conta

Negli ultimi giorni si è diffusa una notizia che ha fatto rapidamente il giro di media, social e ambienti industriali: l’Unione Europea starebbe facendo marcia indietro sul divieto di vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035. Ma cosa c’è di vero? Il divieto è davvero saltato oppure si tratta di una semplificazione giornalistica? Proviamo a fare chiarezza.


Il punto di partenza: il divieto del 2035

La normativa europea approvata negli scorsi anni prevedeva che dal 2035 non potessero più essere immatricolate nuove auto con emissioni di CO₂, di fatto escludendo benzina e diesel dal mercato del nuovo. L’obiettivo era ambizioso: accelerare la decarbonizzazione dei trasporti, uno dei settori più responsabili delle emissioni climalteranti in Europa.

Questa misura è sempre stata presentata come tecnologicamente neutra: non vietava esplicitamente il motore termico, ma imponeva emissioni pari a zero. In pratica, però, solo l’elettrico (e in teoria i carburanti sintetici) poteva rientrare nei parametri.


La “retromarcia”: cosa sta cambiando

Oggi non si parla di una cancellazione totale del provvedimento, ma di una revisione sostanziale degli obiettivi. Le istituzioni europee stanno valutando:

  • un allentamento del target di riduzione delle emissioni, ad esempio passando dal 100% a valori inferiori;

  • una maggiore flessibilità tecnologica, che potrebbe consentire la vendita di veicoli ibridi o con motori termici molto efficienti anche dopo il 2035;

  • un ruolo più esplicito per carburanti alternativi e sintetici (e-fuels), sostenuti in particolare da Germania e Italia.

In altre parole, il divieto così come lo conoscevamo non è più intoccabile.


Perché l’UE sta rivedendo la strategia

Le ragioni della possibile retromarcia sono principalmente tre:

1. Difficoltà industriali

L’industria automobilistica europea è sotto pressione: costi elevati della transizione elettrica, concorrenza cinese sempre più forte, margini in calo. Molti governi temono perdita di posti di lavoro e deindustrializzazione.

2. Ritardi infrastrutturali

La diffusione delle auto elettriche procede a velocità diverse nei vari Paesi. Reti di ricarica insufficienti, prezzi elevati e problemi sulle materie prime stanno rallentando l’adozione di massa.

3. Consenso politico e sociale

Il tema è diventato politicamente sensibile. Una parte dell’opinione pubblica percepisce il divieto come imposto dall’alto, con il rischio di penalizzare famiglie e piccole imprese.


Le reazioni: industria contro ambientalisti

La possibile revisione divide l’Europa:

  • Costruttori e governi industriali accolgono positivamente un approccio più graduale.

  • Associazioni ambientaliste e alcune aziende già orientate all’elettrico parlano invece di un passo indietro per il Green Deal e di un segnale negativo per gli investimenti green.

Il rischio, secondo i critici, è di rallentare la transizione energetica proprio nel momento in cui sarebbe necessario accelerare.


Cosa significa per cittadini e mercato

Se la revisione verrà confermata:

  • le auto a benzina e diesel non spariranno dal nuovo dall’oggi al domani;

  • il mercato potrebbe vedere una convivenza più lunga tra elettrico, ibrido e termico;

  • i prezzi delle auto elettriche potrebbero scendere più lentamente, venendo meno parte della spinta normativa.

Per i consumatori, questo significa più scelta nel breve periodo, ma anche maggiore incertezza sul lungo termine.


Conclusione

Parlare di “divieto saltato” è, almeno per ora, un’esagerazione. Più corretto è dire che l’UE sta rivedendo tempi e modalità della transizione, cercando un equilibrio tra obiettivi climatici, sostenibilità economica e consenso sociale.

La direzione di marcia resta la decarbonizzazione dei trasporti. La vera domanda non è se, ma quanto velocemente e con quali strumenti l’Europa riuscirà ad arrivarci.


L’opinione di Energy AGAM

Dal punto di vista energetico e industriale, la possibile retromarcia dell’Unione Europea rappresenta un segnale ambiguo. Comprendiamo le difficoltà di una transizione troppo rapida e mal supportata da infrastrutture, politiche industriali e materie prime. Tuttavia, indebolire gli obiettivi senza rafforzare contestualmente gli strumenti rischia di produrre solo ritardi, non soluzioni.

La neutralità tecnologica non dovrebbe diventare un alibi per rinviare gli investimenti in elettrificazione, reti, accumuli e rinnovabili. Al contrario, è proprio ora che l’Europa dovrebbe guidare l’innovazione, invece di inseguire le resistenze del presente.

Per Energy AGAM, la transizione non può essere solo regolatoria o ideologica: deve essere energeticamente coerente, industrialmente sostenibile e socialmente equa.  

Energy AGAM


Energy AGAM continuerà a seguire l’evoluzione di questa vicenda, perché dalle decisioni di Bruxelles dipende una parte importante del futuro energetico e industriale europeo.

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