domenica 6 ottobre 2013

Gli energy manager non hanno carta bianca sui contratti d'acquisto dell'energia

La seconda rilevazione annuale dell'Osservatorio Energy Management ha fatto il punto sulle ragioni che stanno alla base della scelta dei fornitori

 L'efficienza in ambito energetico non si ottiene soltanto con interventi tecnici su motori industriali o impianti di illuminazione: altrettanto cruciale è la fase di scelta dei fornitori di elettricità e gas, destinata a incidere sui budget di aziende e Pubblica 
amministrazione per un anno o più. La decisione finale in materia, però, non spetta quasi mai agli energy manager che hanno seguito tutta la (lunga) trafila, ma ai vertici aziendali. È questo il principale risultato che si ricava dalla seconda rilevazione annuale condotta nell'ambito dell'Osservatorio Energy Management, realizzato da Strategic management partners in collaborazione con il Gruppo 24 Ore e Cfi Group (si veda la pagina dedicata all'Osservatorio). L'indagine si è basata su un campione di 100 manager dell'energia di aziende nazionali nei settori dell'industria (40%), del terziario (31%) e della Pubblica amministrazione (29%). 

Nelle società prese in esame il processo d'acquisto risulta seguito nella grande maggioranza dei casi (67%) da una figura assimilabile a quella dell'energy manager, tra l'altro spesso priva di un inquadramento dirigenziale nonostante la rilevanza economica dei progetti; eppure, la fatidica firma del contratto spetta ai livelli societari più alti. Nel 38% dei casi l'amministratore delegato prende la decisione finale e nel 52% firma il contratto, mentre il direttore generale si assume questa responsabilità, rispettivamente, nel 28% e nel 20% dei casi. La sigla dell'accordo con il fornitore tocca agli energy manager nazionali appena l'1% delle volte, la scelta definitiva il 10%. La “gloria”, insomma, è poca per i responsabili della gestione dell'energia che, pure, prima dell'accordo decisivo, si sono sobbarcati mesi di complicate trattative. Per l'energia elettrica i negoziati hanno inizio in media 3-4 mesi prima dell'avvio della fornitura, mentre per il gas i tempi sono ancora più lunghi (nell'ordine di 5-6 mesi). Sorprendentemente, però, la decisione finale e l'accettazione del prezzo di chiusura avviene in maniera abbastanza rapida, sia per l'elettricità che per il gas; le società industriali, in particolare, chiudono l'intesa in meno di 24 ore in circa il 40% dei casi. Burocrazia, leggi e impedimenti vari rallentano, invece, la Pubblica amministrazione, che necessita spesso anche di mesi soltanto per fissare il prezzo finale. 

Per quanto riguarda le vere e proprie modalità di acquisto, gli energy manager intervistati nell'ambito dell'Osservatorio tratteggiano un quadro abbastanza conservativo. L'84% delle aziende continua ad acquistare la propria fornitura elettrica in un colpo solo, mentre soltanto il 15% opta per una scelta frazionata in lotti differenti. Appena il 18% degli intervistati, poi, si dichiara interessato a una gestione attiva del portafoglio, che imporrebbe il monitoraggio del mercato e il frazionamento della fornitura in periodi e quantità diverse. Gli energy manager, comunque, si riservano una giusta dose di flessibilità: nei contratti stipulati, infatti, ci sono delle clausole che permettono di variare il volume consumato nel corso dell'anno (78%), cambiare da prezzo fisso a indicizzato (59%) e modificare il numero dei punti di fornitura. 

Più movimentata, invece, sembra essere la vera e propria fase di scelta dei fornitori: in particolare, oltre alla tradizionale trattativa diretta, non sono disdegnati né i bandi di gara né le aste on line, soprattutto dalle aziende del terziario (rispettivamente 42% e 25%). Queste società, inoltre, valutano da 6 a 10 diversi operatori nel 42% dei casi e oltre 10 nel 25%. Percentuali simili si notano anche nel campione industriale; la Pubblica amministrazione, invece, si limita nella maggior parte dei casi (55%) a vagliare tre differenti fornitori. Il prezzo dell'energia, ovviamente, è l'elemento chiave della scelta finale (indicato dal 96% dei rispondenti) ma gli energy manager nostrani attribuiscono molta importanza (81%) anche a caratteristiche quali l'affidabilità e solidità del fornitore. Non stupisce perciò che, alla fine, pur in presenza di un mercato molto frastagliato, si punti per il 2013 tendenzialmente su nomi “storici”: Enel è scelta per l'elettricità dal 18% del campione, Edison dal 13%, Eni dal 7%. 

Percentuali decisamente inferiori sono attribuite, invece, a tutti gli altri operatori del mercato libero. Ancora più netta la situazione nel gas, dove il gruppo del cane a sei zampe raccoglie il 26% dei contratti. Per il 2013 il 54% delle aziende prese in esame ha mantenuto lo stesso fornitore dell'anno precedente nel gas, percentuale che scende al 45% nell'elettricità, mentre la propensione al cambiamento per il 2014 è abbastanza elevata tra la Pubblica amministrazione. 

Gli energy manager del pubblico, in effetti, sono quelli che esprimono il minor grado di soddisfazione nei confronti dei propri fornitori (61% per l'energia elettrica e 66% nel gas). Più alte, invece, risultano le percentuali di soddisfazione del terziario (69% e 77%) e dell'industria (73% e 71%). Gli intervistati sono mediamente più contenti dei loro operatori per quanto riguarda gli aspetti economici, commerciali e di assistenza (con valori intorno all'80%), un po' meno sulla capacità di innovare e nei servizi on line, per il gas in particolare (66%).
Fonte: http://energia24club.it/articoli/0,1254,51_ART_150925,00.html